venerdì 29 dicembre 2017

Assenzio. (IT'S THE END AND YOU LOST.)

Nella mente, in loop, la cieca convinzione che tutta questa merda concimi in qualche modo. Che chi vive di like, carezze, sorrisi, culi, tacchi a spillo e baci a stampo non conosca la bellezza dei colori di un livido.
Forse non sarò mai felice. Forse mi hanno rotta troppo in profondità. Forse mi hanno rovinata troppo in profondità. La mia incapacità di sognare è un sintomo. I pianti che vanno avanti come una diga rotta sono un sintomo. Sono convinti che parli con loro. Che voglia comunicare con loro. Che creda in loro. Poveri pezzi di merda, vivono nelle favole, prigionieri delle cieche convinzioni del loro cervello, molto più di me.
Onestamente non so più a cosa aggrapparmi. Il tempo fa fuori il superfluo. Amici e vicini girano le spalle. Come se non esistessi. Come se non contassi. Nell'oblio perpetuo. Con un urlo muto incastrato nella cassa toracica. Sapendo che rimarrà inascoltato. Sapendo che una parola inutile non deve essere pronunciata. Perché rischierebbe solo di rovinare la situazione. Quindi si sta zitti. Per il timore di svilire e banalizzare il proprio dolore. Che merita rispetto. Il silenzio è il massimo rispetto dovuto.
Non ho mai avuto il talento di esprimere a parole la catastrofe della mia vita. Forse se mi fossi accontentata di dare voce al minimo mi sarei salvata in qualche modo. Ma ho sempre avuto alte aspettative nei confronti di me stessa. E questo mi ha sempre rovinata.
Sembra che ci provino un sadico e perverso gusto erotico nell'arrecare dolore. Spero che il karma vi fotta dove le mie forze non mi hanno consentito di fottervi. Perché ci ho messo tutte le mie forze, per fottervi. Ma non posso materialmente scontrarmi contro un esercito di psicolabili.
I fantasmi non hanno vinto. Loro non hanno vinto.
Continuerò a vagare per il mondo, dentro morta, dentro sconfitta, sopraffatta, a rovescio, ferita, demolita, finché non troverò casa. E dopodiché, saprò che tutto questo ha avuto un cazzo di senso. Anche se per adesso non ce l'ha.

Brillerò come la stella più vicina al crepuscolo.
E voi sarete il nulla.






Incompleta.



Poche rughe di espressione
più nient'altro di te
sopravvive in me
Un cognome da portare
solo questo sarai
né mai più mi vedrai.

Non sono cresciuta con mio padre, ma tutti mi dicono che assomiglio a mio padre. Nel volto. Negli occhi. Nei particolari del volto. Nel modo di muovermi. Nel carattere. Dicono che sono la sua fotocopia al femminile.
Questa è la sua condanna. Io sono la sua condanna. Quando guarderà i miei occhi, vedrà il suo errore. Vedrà l'eterno riflesso del suo peccato. Vedrà l'eco risonante in eterno della sua debolezza.
Io, a ventiquattro anni, ancora sogno l'amore paterno. Ancora mi manca un pezzo di cuore chiamato "padre". Ancora sono orfana di padre. Ancora mi commuovo quando guardo dimostrazioni di amore incondizionato padre-figlio. Ancora non so come colmare questo vuoto. Ancora piango nel cuore della notte perché mi manca quell'abbraccio. Quel bacio. Quegli occhi attenti e commossi. Perché se non ci sei stato, anche se ora ci sei, non ci sarai mai. E io vado avanti con un pezzo di cuore mancante. Mangiato. Sperando di sostituirlo con un pezzo di cuore meccanico. Sapendo che solo sofferenza la vita mi riserverà. Sapendo che questo vuoto non può essere riempito. Con niente, e figuriamoci con l'alcol.
In eterno, la mia condanna è essere incompleta.
Prospetto il futuro: magari potrò sentirmi meglio se vedrò il mio uomo prendere in braccio mio figlio. Magari...
Il punto è che io avrei voluto il cuore pieno di quell'amore, e non di quei sogni che sembrano incubi.





mercoledì 27 dicembre 2017

Me and Mia.

Uno stomaco pieno è uno stomaco che si è riempito a una festa di laurea e di tartine alle uova di pesce, cocktail di gamberi, risotto di mare, ravioli al pesto di noci, arrosto con patate, gamberoni, macedonia e torta.
Ma questo stomaco appartiene proprio a una ragazza bulimica, che a casa, in piena notte, mentre tutti dormono, non contenta lo ingozza senza ritegno fino a farlo scoppiare di quadratini di cioccolato fondente, almeno una decina di fette di pan carrè con maionese abbondante e cento grammi di salmone norvegese affumicato.
Cominciano le fitte alla pancia. Comincia il disagio. La ragazza bulimica si avvia al bagno. Non le va veramente di vomitare, ma deve farlo. E' suo dovere. Inizialmente non ci riesce; poi beve un po' d'acqua e qualcosa elimina. Sputa una parte di salmone e pane. Qualche pezzettino del pan di spagna della torta di tre ore prima. Le ossa fanno male come se avesse nevralgia, in bocca sente il sapore del sangue, la gola è infiammata e i muscoli doloranti.

E così, ecco di nuovo l'amato vuoto. Lo stomaco è di nuovo vacante. Quello che c'era dentro è nello scarico del water.
Le anoressiche ci riescono non mangiando. Io non ho altri mezzi se non abbuffandomi e vomitando. Quando devo essere "vuota" devo sottopormi a questo rituale. Che mi sta uccidendo giorno dopo giorno.
Mi fa ancora male tutto e mi sembra di galleggiare, non sono lucida, sono confusa mentalmente.
Ieri ho vomitato sei volte.
Sto morendo.


Sconosciuti Da Una Vita.

Dovremmo dire grazie alla Meraviglia del tempo che ogni cosa spazza via e rende polvere. Che rende i cuori freddi e insensibili. Che cicatrizza le ferite e le sigilla, almeno dall'esterno. Perché una presa per il culo tanto grossa da parte della vita non vale nemmeno la pena di tenerla in considerazione come ricordo.
Infatti, non sei più nella mia testa, nemmeno più nel mio cuore. Ho dimenticato i connotati del tuo volto e anche la tua voce. Mi sei indifferente. E so che io ti sono indifferente. [Hai mutato il tuo odio in indifferenza]. E va bene così. 
L'altra sera ti ho incontrato per le vie della mia città addobbate per il Natale. Avrei dovuto immaginare che mi avrebbe fatto effetto. 
Ma non è servito a niente.
Tu non mi sei mai servito a niente.
Tu eri un bluff e io ero una cretina.

Questo, a volte, mi manca: 
Le parole che non ci siamo detti.
I baci che non ci siamo dati.
Le lacrime che non ci siamo asciugati a vicenda.
Quello che non abbiamo mai avuto.
Quello che non siamo mai stati.

Ho avuto cinque anni per conoscerti in mille sfaccettature nei miei sogni.

Il tuo nome deriva dal latino e significa zoppicare.
Ma sono io che ho sempre zoppicato appresso a te, con le lacrime agli occhi e il cuore a pezzi, pregando pietà.

Mi sento sola.

domenica 24 dicembre 2017

Solipsismo is the way. (Also, Buon Natale una gran Minchia)

Copio da un post Facebook:
"Sono felice di fingere di essere felice di festeggiare l'anniversario dei natali di un personaggio di pura fantasia, mai esistito storicamente, sul quale la società umana capitalistica ha speculato per duemiladiciassette anni per assoggettare popoli e ridurli in povertà allargando la forbice del "poveroeignorante-riccoemanipolatore" in onore di un concetto di "Bene" e "Amore per il prossimo" che contraddice sé stesso continuamente dalle stesse istituzioni che l'hanno promosso. Si pensi alla cripta d'oro di Padre Pio o alle Crociate. Si pensi al deficiente di Salvini che fra un piatto di uova fritte e uno di polenta al ragù fa dell'odio per il diverso il principio cardine della propria campagna elettorale, al contempo proclamandosi paladino della cristianità in difesa del Crocifisso nelle scuole ("Er crocefEsso nun se tocca, lurido cane bastardo musulmano!!11!!"). 
Sono felice di fingere che mi interessi partecipare a un cenone di Natale simbolo di una gioia condivisa che nei fatti non esiste, di fingere che mi interessi vedere quel che c'è per me sotto l'albero (per la cronaca: l'albero che a 'sto giro è rimasto nello sgabuzzino), quando io delle cose materiali non me ne faccio niente, dato che mi manca il minimo indispensabile in termini di diritti umani e quel minimo indispensabile me lo vedo continuamente negato in un perfido "ritirati puttana" ogni giorno; anche sforzandosi di sentirsi in linea col pensiero Cristiano (tagliando via le puttanate sessiste e le mostruosità violente della Bibbia nell'Antico testamento) ci si sente una particella di sodio nell'acqua Lete. 
Apprezzo almeno quelli che hanno tradotto i propri reconditi sendimenti di nonmenefregauncazzo del loro cuore in parole esplicite: la schiettezza, anche indesiderata, è una dote che apprezzo negli altri perché compete anche me stessa ed è stata sempre uno dei motivi per cui le palle mi pesano a campare, arrivata ad oggi. 
Apprezzo i solitari perché soffrono, ma non hanno bisogno di sentirsi cercati nelle chat e circondati da atmosfere e contesti "normali e aderenti alla media" come la metà degli esseri conformisti e smaniosi di perfezione che si sentono tanto belli&bravi e "apposto" e col coltello dalla parte del manico (tanto perché ferire, ridicolizzare e umiliare ci fa sentire potenti, beata puttanaggine di fichette insicure, maschi e femmine) che affollano questa landa desolata del male continuando a servire Satana anche con minuscoli gesti di insensibilità, disprezzo e menefreghismo dei sentimenti altrui mentre vanno in chiesa a recitare l'Angelo di Dio. 
Siete appesi al filo della spagnoletta, rendetevene conto."



venerdì 22 dicembre 2017

Io di te non ho paura (Ma di me sì).

La verità è che il Cappellaio e Alice erano innamorati, ma erano di due mondi completamente diversi. Eppure nessuno si dimenticherà mai dell'altro e si sono promessi che un giorno si rincontreranno e continuano a sperarci senza mollare. Si dice che lui diventò Matto, ma di lei, e che lei lo sogni ogni notte. Si sono lasciati qualcosa di indelebile dentro, qualcosa che neanche la pazzia potrà cancellare. 

Nella patente di pazza c'ho scritto che sono mezza istrionica e mezza depressa con tratti paranoidei e masochistici.
Fobia sociale e disturbo evitante di personalità a condire l'insalata.

Alle medie ero un Naruto Uzumaki con tratti isterici e asociali, a metà fra il buffoneggiare spesso sfrontato e autodenigratorio (per farmi notare, attirare l'attenzione, suscitare ilarità) e la voglia di litigare e azzuffarmi con l'intera classe col minimo pretesto.

Io sono un bordello a cielo aperto su due gambe. Sono talmente frammentata nella mia psiche che Dio ce ne scampi che incontri un uomo che si innamori di me. Non sono in grado di reggere allo stress di una relazione amorosa e affettiva, e finisco per rovinare chiunque, non ultima me stessa. Mandare a puttane tutto, anche quello che poteva andare bene.

Io sono pazza. E mi vergogno di me stessa. E mi detesto in ogni più infinitesimale fibra del mio essere. Mi disprezzo. E sarebbe stato meglio se non fossi mai nata.

Ero un'Alice persa nel Paese delle meraviglie: il Paese delle meraviglie è diventato il set di un film horror. Il sole bianco e brillante è diventato un diamante nero e ha cominciato ad irradiare raggi grigi. I morbidi fiori dai colori sgargianti si sono rivelati piante carnivore che volevano inghiottirmi. Per difendermi, ho perso la fede nel bene. Studio con una lente di ingrandimento la razza umana, osservo ogni minimo segnale di aggressività in essa, lo espando. Il male divora a morsi il bene. Non sento sapori buoni, i sapori cattivi sembrano decuplicarsi nel mio palato.

World should know how much I wish I could be anyone else, anyone else, rather than me.

P.S. Al mio Cappellaio Matto che forse è andato via o forse non è mai esistito: non sei mai valso gli orrori e le pene del Paese delle meraviglie che hai costruito per me.



mercoledì 20 dicembre 2017

Appuntino.

Non vedo la necessità di fare il male.
Ci sono delle necessità primarie che sono respirare, mangiare, bere, dormire, andare di corpo, urinare, e secondarie, come l'interazione con gli altri esseri umani in maniera costruttiva e positiva, gli affetti, il sentirsi amati e il donare amore. Ma il fare del male... Forse la mia è vigliaccheria (ma su questo avrei i miei dubbi: gente completamente priva di coraggio sembra non campare per altro che umiliare il prossimo, le viene squisitamente naturale. Sarà stata messa al mondo per questo). Il punto è che non vedo perché dovrei essere coraggiosa per mortificare.
Non mi riferisco all'aggressività sana come legittima difesa. Ma a quella atta a distruggere anche quando non ce n'è ragione. Quando dall'altra parte c'è uno che è 'innocuo'.
E credo che quelli che mi danno della cretina intimamente sappiano che non sono affatto cretina, e che nel loro gioco perverso al rincaro provino piacere al pensiero che io mi accorga che mi stanno maltrattando. Ogni persona squallida non prova alcun piacere nel prendersela con un vero cretino, uno che non capisce davvero un cazzo di niente. Il motivo è che l'obbiettivo principale è prima ferire, e poi esprimere un giudizio. Qualora anche esprimere un giudizio sia una necessità; io me ne astengo nei confronti di tutti e vivo lo stesso. Se penso qualcosa di qualcuno che non mi ha fatto niente in modo pregiudizievole - perché è naturale che succeda, qualche volta - quel qualcosa non va a condizionare il modo in cui lo tratto. Non mi eccito nel mortificarlo.
La verità è che neanch'io vorrei stare con me - però per me sentirei rispetto.