venerdì 20 ottobre 2017

Il Giorno Del Disastro.

So you hate me?
Don't worry, I hate me too.

Ad oggi, 20 ottobre 2017, c'è solo una cosa che fa di me un essere che può essere inquadrabile nel genere Umano: il mio corpo: sgradevole, lasciato a trascurare sé stesso in balia di una depressione che credevo superata ma che torna arrampicandosi su pensieri sconnessi e vuoti di accidia e inerzia, il mio corpo, brutto ai sensi... Eppure dotato di tutti i componenti essenziali per rispondere alle credenziali di un corpo umano - dovrei ringraziare l'angioletto per questo. Ci dev'essere stato un giorno, forse segnato sul calendario da una divinità parecchio stronza e a cui sono sempre stata per motivi che ignoro - ma che mi appaiono incontrovertibili - sul culo, in cui sarebbe cominciata l'era del mio disastro. Da bambina arzilla, vanitosa, impertinente, irascibile, perfettina, intelligente e diligente che ero. Come una palla che rotola giù per un pendìo, a partire da quel giorno sarebbe peggiorato tutto. Sarebbe sbocciato dal nulla il seme della perversione, che crescendo si sarebbe evoluto in una bestia carnivora che adesso mi mangia dall'interno. Guardo dall'esterno questa brutta persona scrivere. Lei è brutta ma quello che la circonda lo è altrettanto. Ultimamente le risulta insopportabile ogni leggerezza, lo sguardo sereno e vacuo di sua madre, che non sa e non saprà mai un cazzo del suo patimento, lo sfrigolìo del caffé sul fuoco, gli argomenti leggeri che riempiono il vuoto patinato dei salotti televisivi, e quelli altrettanto futili a cui la gente di tutti i giorni presta tanta attenzione. Ma lei non è che una reclusa che abbaia all'aria. Non è che un'eterna bambina spaventata della sua stessa ombra che conduce una vita triste, solitaria e deprimente, senza stimoli, senza volti, senza voci, senza amore, senza gioia. Sola. Davanti ad una macchina. Da anni ed anni, tutto il giorno. Tanto che crede di essere ormai simile ad una macchina anche lei. Rozzo si è reso il suo aspetto fisico e rozzi sono anche i desideri e i sentimenti che la muovono. Tanto che pensa che quelle persone - ammesso che esistano; ma con buone probabilità esistono, questa vita è un incubo dal quale lei personalmente non riesce a fuggire - che la istigano al suicidio non abbiano poi tutti i torti. Quantomeno, il loro agire è comprensibile - benché non raggiungeranno mai il loro scopo, quei poveri stronzi, perché alla brutta bestia quello che non la ammazza (e ci sono ben poche cose che la ammazzano) la rende più forte. E poi sovviene la domanda: quanti decenni ancora da sola, terrorizzata dal mondo, a combattere con i fantasmi della propria mente?


mercoledì 18 ottobre 2017

Senseless life.

In questa bella palla ovoidale che gira a velocità ultrasonica nel vuoto di un universo infinito, ogni giorno, da miliardi di anni, sorge alla luce di un sole che si affaccia sulle colline dei mille mondi che l'uomo conosce, e su quelli che non conosce. La notte arriva, cala l'oscurità, qualche ora di buio su un atomo sperduto in uno spazio di sconfinato silenzio lunare. Il giorno tornerà, tornerà e bagnerà di luce i mari e le pianure, farà crescere gli alberi e maturare i frutti.
Ogni minuto, su questa Terra, nascono 141 bambini. Ogni giorno vengono al mondo 200.000 nuove vite. Nuove vite che saranno condannate a percorrere lo stesso, noioso e inutile, cammino dei loro padri: per quanto, infatti, ci illudiamo che ogni vita sia unica e speciale, ognuna risulta uguale all'altra se consideriamo che in un unico modo è cominciata e soprattutto, che allo stesso modo terminerà. Il figlio sarà condannato a passare circa sessant'anni della sua vita a lavorare sodo; prima sui libri e poi con il lavoro vero e proprio. Verrà sottomesso dalla logica materialista che vede il guadagno fine a sé stesso come unico motore della vita. Fino a - in taluni casi - diventarne schiavo. Finirà, certe volte, persino per anteporlo al resto degli aspetti della vita. In ogni caso, la sua vita non avrà altro senso se non quello del lavora - guadagna - produci - crepa. Qualche amico, o un amore, se gli va bene, ad illuderlo che ci sia dell'altro, che la vita abbia un senso, che non sia solo un grosso imbroglio o la grossa presa per i fondelli senza capo né coda che è.
Poi invecchierà. Si ammalerà. Gli verrà il cancro, la cirrosi epatica, la demenza senile, l'alzheimer. Andrà indebolendosi e imbruttendosi ogni giorno, sfiorendo nella mente e nel corpo, come una brutta maschera di gesso che va deteriorandosi anno dopo anno. Fino al giorno in cui succederà: un giorno in cui la sua vita finirà, così come è cominciata. Così come dal nulla è arrivato, il figlio deve tornare al nulla. Perché? Una risposta non c'è. E' così e basta. E non ci si può opporre.
Il suo corpo verrà seppellito sotto metri di terra e diverrà concime per la terra. Cibo per vermi. Nel giro di mezzo secolo sarà polvere. Non esisterà completamente più. Cancellato per sempre dalla faccia della terra.
La vita non ha senso, e dopo la morte non c'è una minchia. Poi la gente può attaccarsi alla religione, straparlare di Paradiso e Inferno, Dio eccetera, ma l'amara realtà è questa.
Per questo negli ultimi tempi per tanto tempo non riesco a dormire. Ogni azione che compio - e che continuo a compiere - mi sembra inconsistente e priva di significato. Per questo ritengo che qualunque sia il mio futuro, non dovrò sentirmi in colpa. Tutto questo rimane senza senso. Che io riesca a realizzare i miei obbiettivi o che io rimanga fino alla morte una signora nessuno.

sabato 14 ottobre 2017

Hay Una Sombra Sobre Mi.

Incastrata in una vita dalla quale non riesco a fuggire e a partire dalla quale non trovo uno sbocco. Mi sono messa a tu per tu con il presente e ho cominciato a snocciolare ogni possibile evoluzione: Palermo - Torino - Casa - Lavoro. Torino rimane l'eventualità più proficua, ma anche la più dura da affrontare. Finché rimarrò sola, sarò sempre là a soffocare mentre annaspo nel più freddo e vuoto nero. La verità è che non sono più. C'è un'altra ombra sopra di me e non ci sono soli che possano mandarla via. Mi sento sempre più trascurata nella mia rozza follia, sempre più debole, sempre più confusa. Comincio a mangiare veramente poco e quando eccedo (anche se di poco) vomito. Dimagrire non servirà, comunque, se sarò sempre così sola.

Devo ricordarmi di non dormire fuori tempo perché mi rende, al risveglio, di pessimo umore.

Ho sognato di spingere una bicicletta per le strade del mio paese portando in sella una ragazza. Era un bel sogno, ma ero così triste quando ho aperto gli occhi. Forse perché non c'era più.


mercoledì 11 ottobre 2017

Guardo La Mia Vita Attraverso Un Bicchiere Di Vino.

and now we go our separate lives and breaking the ice is getting harder but there's no need to waste our words on what's gone and over 

Di unghia mangiucchiate e capelli che cadono. Se l'amore scioglie il cuore e addolcisce i lineamenti, il mio volto è duro come un pezzo di pietra e il mio cuore è freddo come i ghiacci del Polo Artico.
Apatia da vuoti interni, accidia, nervosismo e morte del cuore. Sto cercando un modo per attraversare questo ponte pericolante senza cadere nelle acque gelide del fiume di troppe insicurezze. La verità è che io non sono in grado di amare. L'opportunismo mi muove. Vado avanti di persona in persona, sfruttando. Mi importa di te finché mi servi. Ecco perché sono sola.

Io ti aspetto e nel frattempo (soprav)vivo.

Non sto aspettando nessuno, in realtà. Sto solo ammazzando il tempo in una cella frigorifera che conserva intatti i miei organi. In questa stanza buia, sempre uguale, mi illudo di fare qualcosa di produttivo per me stessa leggiucchiando dispense di spagnolo, e fra un bicchiere di vino e l'altro la mia tragedia va consumandosi. Non ho realizzato niente. Non ho fatto niente. Da due giorni mangio poco (sotto le 800 calorie) e ho PRESO mezzo chilo. Oggi ho bevuto e mangiato. Domani scade la settimana e io non ce la farò nemmeno a perdere 1 kg. Figuriamoci i 2 kg che mi ero prefissata.

 Non sono abbastanza lucida nemmeno per parlare dei miei sentimenti.
Ascolto musica rock spagnola e sogno un futuro diverso.
La vita violenta con rave party, musica psichedelica, feste e comide che mi immaginavo, non sarà mai mia.
Sono solo una tranquilla giovane donna con la passione per le lingue che farebbe meglio a smettere di sognare l'impossibile, se vuole smettere di soffrire.

lunedì 9 ottobre 2017

Idiotic happiness.

Non accetterò mai di stare bene. Tanto più se a farmi stare bene sono solo una manciata di pillole. Ieri sera poteva essere il mio ultimo giorno. Una quantità di acido valproico che avrebbe stecchito un cavallo. Sono sopravvissuta e qui vi racconto della paura fottuta di morire che mi ha preso nottetempo, mentre stesa a letto con gli occhi a bagno in una pozza di vuoto attendevo pazientemente che giungesse la mia ora. Mai mi era capitato di avere dei ripensamenti durante un tentativo di suicidio. In genere sono sempre stata determinata in questi casi. In fondo ieri sera non volevo veramente staccarmi da questa dimensione. Era il capriccio di un'infante, quel gesto impulsivo. Solo perché dovevo fare un dispetto.
A un certo punto il respiro veniva meno e non c'erano più pillole da vomitare. Erano già state assorbite dall'intestino. Ma ne sono uscita indenne, non hanno lasciato segni. A parte qualche scompenso epatico.

Call me beatle.

Il cervello idiota stamattina era già tutto preso dalle cose di ogni giorno, come per esempio lo studio. Avrei due settimane di lezioni di lingua spagnola su cui buttarmi a capofitto a partire da domani. La cosa mi ha resa, sulle prime, contenta. Ho tentato di cimentarmi in una maldestra operazione di self-learning solo un paio d'anni fa, che aveva dato i suoi primi, acerbi, frutti, ma in questo caso sarà uno studio serio e meticoloso, che mi porterà davvero ad aver padronanza della lingua. Della letteratura non me ne fregava granché, ero più ansiosa di cominciare a studiare lo spagnolo. Da domani mi cimento, e questa è una piccola cosa che mi rende felice.

Poi c'è la dieta che procede, a rilento ma procede, stamane pesavo la tristezza di 88,4 kg, ma se consideriamo che fino a qualche tempo fa ne pesavo 92 la situazione sta migliorando. Sono riuscita a perdere 1,2 kg nel giro di 5 giorni (da due giorni il peso è stabile), e mi mancano circa 800 grammi da perdere in 3 giorni. Posso farcela. Oggi non supererò le 600 calorie. Mangio di meno e grazie a questo non sento più il bisogno di vomitare. Non bevo nemmeno più, anche se ieri sera ho ceduto alla birra.

Vorrei trasferirmi a Palermo e cominciare una nuova vita lì, studiando all'università. Non me ne importa più molto di andare a Torino.

Ho realizzato che non sono queste piccole cose a rendermi felice e motivata a continuare a vivere, ma è la voglia di vivere - dovuta alle reazioni chimiche scatenate dalla prima terapia farmacologica che sembra funzionare con me - che mi porta a scoprire e ad apprezzare questi piccoli traguardi da perseguire con la voglia di fare e la voglia di riuscire. Detesto ammetterlo, ma le cose si stanno mettendo meglio. Non mi fermo nemmeno più a contemplare la mia tristezza. Vado avanti a sbocconcellare questa stinta serenità senza interrogarmi sul domani. I momenti di depressione ci sono, ma li sorpasso e li supero senza l'ausilio dell'alcol. E ho l'odiosa sensazione che non mi manchi niente. Ma mi manca tutto. E ho bisogno di essere arrabbiata, imbronciata, negativa e pessimista. Ho bisogno di essere triste, depressa, incarognata col mondo, misantropa e piena di amarezza. E' così che sono sempre stata. Perché adesso dovrebbe essere diverso?


sabato 7 ottobre 2017

Parole dalla zona morta.


Il prezzo lo sai è un po' il mare
sembra che ti culli ma poi ti vuole ingoiare.

Zoppicare di ore grige. Claudicare di giornate dal sapore di plastica. Ventiquattro anni sono passati strisciando sulla polvere e sullo sporco. Linee che si intersecano nel disordine e scrivono una storia senza struttura. L'eterno ritorno dell'uguale. Il ripetersi continuo degli stessi paradigmi. Sto guardando questo film da ventiquattro anni e ormai so come si svolgerà. Starò meglio. Starò di nuovo peggio. Tornerò ad avere un guizzo di benessere. Cadrò di nuovo nel baratro. Mi illuderò di stare bene solo perché tutto rimane perfettamente uguale a sé stesso. Continuerò ad accontentarmi di ombre e finzioni. Continuerò a cibarmi di spezie.
Sono una sognatrice. La mia struttura mentale si ergeva sull'ottava lettera dell'alfabeto. Otto era il numero che univa tutti i punti. Camminavo per aria. La gabbia era calda. Comoda. Dalle grate spiavo il paese delle meraviglie. Dal mio trono potevo essere quello che volevo essere. Le loro voci coprivano il silenzio. Camminavo al loro fianco. Se non sono esistiti nella realtà dei fatti, sono esistiti nella mia mente. Nel mio cuore, era vero. Nel mio cuore, l'ottava lettera era una questione vera e seria. Tanto che credo di averci perso qualche pezzo. Forse l'ottava lettera - che sia esistita o meno - si è presa un pezzo di me. Avrò bisogno di un lungo periodo di riabilitazione e di diversi punti di sutura. Avrò bisogno di tanta gente vicino e di un quintale di amore.
Una volta volevo morire, volevo essere lasciata in un manicomio. Adesso voglio essere sommersa dall'amore. Voglio il tocco delicato di una carezza. Di dolore ce n'è stato abbastanza.


venerdì 6 ottobre 2017

E adesso che si fa?

Ho una visione nebulosa di me stessa, sospesa, fra l'ottimismo stupido e la voglia di ricascare nel baratro testa e piedi. Mi rendo conto, talvolta, non sempre, di quanto povera sia la mia esistenza; in fondo altro non ho che questo spazietto virtuale. Qualche volta immagino come sarà fra dieci anni. Mi pongo delle preoccupazioni: sarò ancora qui? Ci saranno ancora questo ed altri posti ad accogliermi? Sarò più vecchia e più triste, e non avrò ancora concluso nulla nella vita? Vorrò morire? Una voce consolatrice mi rassicura che in dieci anni le cose possono cambiare. E io potrei non sentirmi più così sola, così perseguitata e attaccata affettivamente ai miei assassini. Sembra già che il sole di quest'era del disastro stia tramontando, e proprio sulle ceneri di questa faccenda sorgono dubbi orrendi, dubbi che sono incubi da veglia: se fosse tutto stato frutto della mia mente disturbata? Se io fossi sempre stata sola, in compagnia solo dei fantasmi silenziosi della mia mente? Se avessi parlato all'aria per sette lunghi anni, nel silenzio e nell'ombra? Il mio delirio è sorto dalla troppa solitudine, ce n'era abbastanza per impazzire e sono impazzita. So di essermi costruita da sola un mondo ostile e so che il mio cervello ha fatto di tutto per avvalorare questa ipotesi irreale negli anni una volta che ha preso piede nella mia mente, focalizzandosi su indizi che a un'interpretazione più serena potevano essere tranquillamente spiegabili razionalmente.
Ho corso tanto, lungo questa strada sterrata, perseguitata da voci e percosse, e adesso, d'un tratto, rallento, mi fermo e mi rendo conto che la mia pelle è priva di segni. Tutto immaginato. Tutto frutto della mia fantasia, della mia follia. Di troppo dolore e di troppa solitudine.
I mostri vivono dentro di noi e con me hanno vinto.
Le cose si metteranno meglio. Troverò un equilibrio in questa situazione triste. Mi abituerò a non pensarci, o a pensarci sempre meno, fino a non sentirmi più invasa, perseguitata, limitata nelle azioni.
L'idea del togliersi la vita mi sembra remota, al momento. So che non c'è speranza di essere felice. So che la mia vita non sarà mai piena di gioia, di amore, di realizzazione e soddisfazione. So che rimarrò sempre triste, più o meno sola e senza amore (io l'amore non so cosa significhi), più o meno insoddisfatta, più o meno spaventata, perché ormai è così che mi sono formata.
So tutto questo per certo e vado avanti lo stesso perché indietro c'è solo da ammazzarsi. E io conservo ancora un orgoglio tale che non mi consentirà mai di arrendermi alla morte.