martedì 12 dicembre 2017

Superstiti.

Sono diventata alcolizzata per via delle persecuzioni che subisco su internet, ho perso amici sinceri per causa loro, non ho serenità per causa loro, il sorriso mi scivola dal volto per causa loro. Avrei preferito essere pestata a sangue o stuprata duecento volte piuttosto che subire questa violenza mentale. E ancora ci sono cretini che dicono "a lei piace". Ma chi me lo dice che non è solo un prodotto del mio cervello? Chi me lo dice che non è solo una paranoia? Ancora, soffro e non so perché soffro. Soffro, e non so se faccio bene a soffrire. Ma ho D. D., io ce l'ho sempre. Gli ho raccontato tutto ciò che è successo con H. e quelli del complotto. Non l'avevo mai fatto con nessuno. Nemmeno con gli psicologi che ho avuto.



lunedì 11 dicembre 2017

Read all about it - Emeli Sande.

Un giorno arriverà qualcuno che mi dirà

tu sei intelligente

e io me ne innamorerò perdutamente.

In questi momenti mi sembra di non aver bisogno di altro. Sento la solitudine. Incontro la noia di vivere, come esseri umani molto più in alto di me hanno fatto. Bevo per ricongiungermi col dolore. Con le emozioni. Per sentire qualcosa. Non ho un terapeuta. Avere un terapeuta non è necessario per le persone normali. Ma per me sì. Mi sono vista sgretolarmi anno dopo anno. Non posso continuare così. I complessi riguardo il peso si sono ridotti - anche se non so di quanto, dato che ho ancora paura ad entrare in un bar ad ordinare altro che una birra - ma sono aumentate le paure riguardo il genere umano in generale. Non voglio più cercare psicologi perché credo mi farebbero del male. Confido solo nei malati mentali. Solo chi ha conosciuto il mio dolore può comprenderlo.


domenica 10 dicembre 2017

Have mercy.



Avevo questo pezzo in testa.
Una persona che stasera ho sentito sostiene che io non abbia resistenza. Con le persone che conosco ci litigo o le mando a fanculo ogni santa volta. E comunque, fosse solo questo a preoccuparmi. Fosse solo la solitudine. C'è anche la mediocrità alla quale non mi rassegno, impotente. Il sospetto triste di essere veramente non capace - non fatemi dire quella parola, non la voglio dire. Mia madre che mi rinfaccia l'Università. Mio padre che mi tratta acidamente anche se io ci provo, ad essere gentile con lui. In tutto questo, D. mi tiene bloccata. Mi accorgo di meno del mio corpo, lo sento di meno. A letto mi capita di avere delle allucinazioni tattili, forse, di sentirmi improvvisamente pesantissima, schiacciata contro il materasso. Però per tutto il resto del giorno è come se non ce l'avessi. Mi guardo allo specchio di rado. Mi chiedo a volte perché non ci arrivo, e provo un senso di vaga tristezza. A volte temo, o spero, che qualcuno mi soffochi col cuscino per colmare lo spazio che c'è fra il luogo della mia sepoltura vivente e l'armadietto dei farmaci. E' capitato che mi domandassi ancora una volta se fosse tutto solo un prodotto della mia mente. Credo di aver ingranato il pilota automatico, sono una bestia in preda all'istinto cieco e irrazionale. Io nelle favole non ci ho mai creduto neanche per un istante.




venerdì 8 dicembre 2017

Rissuntino delle prossime puntate.

25-30 anni: Si ritira dagli studi, troppo malata per ottenere una laurea, sia pure col 60/110. Passa il tempo con la madre ormai vecchia, ricoverata in giro o a casa, disoccupata, ad ubriacarsi rubando soldi dal portafoglio, nel frattempo gli inutili se ne sono già andati per la loro strada, ma lei non se ne è accorta. La depressione si inasprisce, si diffonde come un cancro in ogni cellula del suo corpo. Prova ad aprire un'attività ma fallisce dopo i primi tempi.

30-40 anni: la madre muore di morte naturale. La depressione si fa così profonda che non riesce più ad alzarsi dal letto. Riesce a realizzare il sogno della sua vita: dimagrire! Lo fa con il peso di un incubo sullo stomaco, che la tiene inchiodata al materasso facendole dimenticare di alimentarsi. Prova il suicidio più di una volta. Forse ci riesce. Se non ci riesce, la sorella - che vive vicino Milano e si è sposata - decide di prendersela a carico. A casa della sorella, che ha figli, il marito della sorella non la sopporta. Ci sono delle liti in famiglia per via di questo peso morto che è la cognata. Decide di andare a vivere da sola, e continua ad ubriacarsi lì. Nel paesino dove vive diventa presto additata come una pazza e vive alienata, davanti a un computer, ubriacandosi ogni sera.

40 anni in poi: scopre di avere un cancro. Si fa aiutare dalla sorella. Alla fine opta per l'eutanasia in Svizzera. Si chiede se avrebbe dovuto sposare D.: dei tre uomini di conto che ha incontrato, è stato l'unico che le abbia veramente voluto bene. Muore senza un desiderio o un ricordo, senza un rimpianto. Solo con un macigno di tristezza nel cuore, chiedendosi a che è servito e che senso ha avuto.


mercoledì 6 dicembre 2017

Lola Beltran.

Soy infeliz si porque tu no me quieres,piensas que yo he de morir
Que me sirvan cuatro tragos cantinero yo los pago
Pa' calmar este sufrir

La voce di Lola Beltran è acuta e vibra nei toni più alti. Mi fa pensare che vorrei commuovermi ancora ascoltando questa canzoncina. Innamorarmi ancora guardando il tuo volto. Ma sento solo una debole scossa. E' tardi, ho scelto la solitudine. Ho scelto di vivere di ricordi. C'è gente che si è uccisa per molto meno. In qualche modo, sopravvivo. Triste, bevendo, aggrappandomi a illusioni, demolita, derelitta, brutta e dimenticata, l'ultima degli ultimi, ma ritengo che l'attaccamento alla vita sia il più forte che esista nella vita di un uomo. E anche se non sono libera, io la vita la sento là, a portata di mano. Pronta ad essere afferrata e vissuta.


Tengo dentro le ferite più grosse.

Devi pur vivere di qualcosa. Se non vivi di gente, di emozioni, di esperienze, di aria, di vicende, devi vivere di ricordi, devi vivere di idee, di pensieri, di angosce, di problemi. E nel momento in cui non vivi di niente di tutto questo, non hai una dimensione, non hai uno scopo, sei fine a te stesso. E questo è quello che sto provando. Mi illuminano piccole consapevolezze riguardo me stessa, come il fatto che il mio narcisismo mi impedisce di avere successo, paradossalmente.
Nonostante io non sia felice, sono contenta di essere nata. Ho ancora in me la sensazione che la mia vita sia ancora tutta da giocare, che incontrerò qualcuno che mi convincerà a scegliere la vita. Quando guardo me stessa vedo delle rovine da ricostruire daccapo. Non c'è più niente da salvare. Mi paragonano a quella che ero quando ridevo, ero felice, avevo amici, mi divertivo, avevo vita, davo amore. Ero - per usare le loro stesse parole - "umana". Se sono cambiata, se adesso ridere per me è una sconfitta di cui mi vergogno, se ho vissuto la paura e il terrore di vivere nel mondo, il motivo è proprio il mondo così per come l'ho sempre trovato. Non so perché la gente abbia sempre cercato di ammazzarmi. So che ne sono sempre uscita viva. Ma che ho cambiato il mio percorso e sono finita in un vicolo cieco.

Ci sarebbero altre cose da scrivere.
Quello che ho solo pensato, è quello che più ha importanza per me.

venerdì 1 dicembre 2017

Infelice.

Il punto è: la svolta positiva è banale, e il perseverare del male è degradante. Mi aspetta un futuro senza scampo, perché sono mediocre.
Tanto vale morire. Che vivere una vita banale e scialba. O continuare a soffrire. Soffro anche se non mi viene da piangere. Sono infelice. Senza lacrime. Senza voglia di morire. Esisto come un pesce fuor d'acqua. Esisto nel mondo, in mezzo al mondo, senza necessità e senza scopo. Fine a me stessa. Infelice. Ad infiammarmi l'animo per le cattiverie estemporanee. Per gli insulti. A far da fenomeno da baraccone a quelli che mi hanno come fenomeno da baraccone.
Mi manca una persona, una sola persona, che mi parli di quelle cose che voglio sapere di ciò che non dico a nessuno. Tengo segreti nella testa da anni ed anni. Li tengo lì perché mi vergogno di me stessa. Perché non verrei capita. Perché mi darebbero della pazza, o della scema, o della paranoica. Perché non capirebbero. Perché non mi capirei neanche io.