sabato 1 luglio 2017

Alte speranze.

Oppressi per sempre da desiderio e ambizione
C'è una fame ancora non soddisfatta
I nostri occhi vuoti ancora vagano all'orizzonte
Sebbene per questa strada siamo scesi tante volte.

Scesi fino alla limitazione, castrati, in un certo senso stretti in una camicia di forza. Il vento che sbatteva sulle facce della folla in furia poneva Stop in ogni dove. E io vagabondavo, nella ricerca di quel che si sarebbe espresso solo in una gentilezza temporanea e opportunista.
Ho scritto un paio di post, uno di empatico addio, un altro di rabbioso disprezzo, nessuno dei due rispecchia quello che sento veramente. Entrambi cancellati. Perché niente si cancella, ma nel dubbio si cancella tutto. Illudendoci che un ingenuo errante possa valutarci dal principio. Quel principio che non esisterà mai, perché tutto è il risultato di un concatenarsi di cose. E il pregiudizio diventerà giudizio, e il giudizio diventerà pregiudizio. A nulla serve delimitare i confini di ciò che è lecito accettare con un filo spinato. Ogni persona vive in un piccolo mondo che la ingloba e ingloba i mondi degli altri, e io mi faccio inglobare, continuamente, penetrare, dai loro affanni. Benché sia ormai troppo matura per lasciarmi turbare da un'umanità stupida che si esprime attraverso una connessione wi-fi su gente che in vita sua non vedrà mai di persona, negli occhi.

Così, lasciata in balia di una stazione vuota, attendo il mio treno verso un futuro degno di essere vissuto senza essere raccontato, sapendo che la campana della divisione, quella di alti musicisti, è finalmente scoccata, e forse perché voglio avere l'ultima parola in merito, perché non sono stata quella ad avere la prima, mi ritrovo a buttare giù la mia merda qui.

Solo per dire che ho compreso, questi cinque anni sono stati un turbolento terremoto di crisi e barlumi di intelligenza e cadute di stile, che va bene così, anche se non avessi imparato niente, e che quel che avverrà durante il resto della mia vita sarà merito o responsabilità mia.

Lavata nella lava di questa ridicola questione, troppo mediocre persino per essere esposta, eppure, a suo modo, potente come una bomba, sento di essere più forte. Anche se abbasso ancora lo sguardo, perché se in questa vita informatizzata mi sono fatta le ossa di ferro, nella vita reale devo ancora imparare a ciucciare.

Questo è quello che sempre hanno fatto: utilizzare un mezzo informatico per avanzare supposizioni (svalutanti) in merito al mio modo di vivere la vita reale, quando, chissà com'è che vivono la loro, di vita reale. Chissà se sanno affrontarla meglio di me. Ma di questo non mi preoccupo, perché di loro e del rancore non mi occupo.

Sono felice che sia finita così?
Certo al momento sono più serena che in passato. In passato, il pensiero di essere abbandonata al mio deserto sahariano di solitudine vuota come un buco nero e silenziosa come lo spazio aperto mi scaraventava nella disperazione più umana che ci fosse. Adesso mi sento solo di pronunciare un "farewell" con una sventolata di mano.
Purché questa sia una parola che spetti a me, e non a loro.




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