domenica 16 luglio 2017

Che differenza fa? Nessuna.

16 luglio 2017
resoconto (inutile) della solita giornata solitaria di ieri.

Di pomeriggio avevo deciso di bere, di saltare il Selincro per concedermi un po' più leggerezza in serata. Nel frigo-bar del supermercato c'erano quattro Tennent's; avevo optato per tre ma mi son detta va be', una in più. Facciamo piazza pulita. Ho comprato una busta di paella surgelata e sono tornata a casa.
Al momento del rincaso avevo dentro solo una banana e mezzo bicchiere di latte scremato (saltato il pranzo), ma non avevo fame. Non avevo neanche "sete": non sentivo il bisogno di alticciarmi. Ma mi son convinta di averne invece bisogno e così, da due birre che volevo consumare, sono riuscita a berle tutte e quattro una dopo l'altra. Che, si sa, una delle rogne peggiori dell'alcol è che se cominci a berne un bicchiere, ne vuoi sempre di più. Ecco perché agli alcolisti che vogliono smettere consigliano di non toccarne mai una goccia per tutta la vita.
Dopo la terza stavo già per svenire (essendo a stomaco vuoto), ma la testadicazzaggine è tanta. Del resto quella birricella sola soletta circondata da quelle altre tre vuote mi faceva pena. 
E chissà se un giorno mi farà pena anche mia madre, che è costretta a litigare con me quando in seguito la scongiuro di accompagnarmi in centro per comprarne altre due, troppo sbattuta dall'alcol per camminare. Ma andiamo per ordine.
Dopo aver mandato a fanculo D. (che già stava male di suo) c'è un vuoto che non riesco a riempire. Mi pare fossero le sei del pomeriggio, circa. Non ho la più pallida idea di come mi sia venuto in mente, a un certo punto (alle otto-otto e mezza) di contattare G. per parlargli. Lui mi ha scritto di chiamarlo verso le 9,30 perché era a lavoro. E' lì che è sorto il bisogno della 5-6° birra: perché, da sola non ce la faccio, dicevo, non ce la faccio a dirglielo senza l'ausilio della miserevole birricella. Io sono un verme.
Così ho litigato con mia madre. Lei se n'è andata via di casa come spesso fa quando litighiamo per l'alcol o quando esprimo la necessità di bere più del necessario. Rimasta sola a chiedermi come me la sbrigo (lei s'è portata via i soldi). Forse posso far finta di essermi scordata e non chiamare più G? Passa un'oretta e si fanno le 9,45. Quello mi manda un messaggio per ricordarmi di chiamarlo (si vede che ci tiene a sentire cos'ho da dirgli). Lo chiamo e vuoto il sacco (l'alcol di prima non è ancora svanito del tutto), lui inizialmente ti vedo solo come un'amica e poi ci penserò. "Io non sono una bellona, ma se mi affeziono a qualcuno do tutto il mio cuore". Brava miserevole cogliona, a parte la frase da quinta elementare ti sei appena cacciata in uno splendido casino.
Più tardi avrei ridimensionato la cosa: poco importa se abbiamo avuto quella conversazione. Posso far finta che non sia successo niente, se lui non me ne farà cenno andrà tutto tranquillissimo. Quello che mi domando è perché ho sentito il bisogno di fare una cosa del genere. Non ho nemmeno pensato a qualcosa come "rimarrò tutta la vita sola", "devo sistemarmi", il punto è che forse ieri era una giornata peggiore delle altre.
Ho dormito a singhiozzo fino alle 5. Alla fine mi sono arresa e mi sono alzata. Il peso è sceso di 500 grammi, se mi pesassi alle 11 forse sarebbero anche 700 o 800. Cercherò di rimanere a digiuno fino a quell'orario. Del resto, che sono 6-7 ore di astinenza paragonate alla vastità della vita di merda che mi tocca ancora sentirmi passare addosso?
Mia madre mi ha scritto un messaggio talmente pieno di amore che mi ha fatta sentire una povera stronza per ciò che le ho detto ieri sera.


Alla saluta andonio, e niente. Ormai non c'è limite all'ammontare di schifo che provo per me stessa, tanto che arrivo persino a farmi pena. Questa è la foto dell'alba di stamattina vista dalla veranda della mia casa, tanto per mettere qualcosa di bello e potenzialmente profondo (ad cazzum) in un post che non è che lo srotolamento sporco e penoso di cui potevo tranquillamente fare a meno di quanto sono una persona triste, desolantemente sfigata e senza una vita che sia degna di essere chiamata vita.
Queste minchiatelle che faccio sola soletta a casina casuccia non sono che gli impulsi elettrici che mi infondo per illudermi di combinare qualcosa nella noia in cui affondo corpo e mente.

Buona domenica. La mia sarà orrenda, e per protesta nei confronti del mio cervello idiota mangerò il meno possibile. 

4 commenti:

  1. Ripassi sempre dal via... Hai bisogno di un aiuto professionale contro queste dipendenze. Un centro, un terapeuta (che forse hai già?) un gruppo di mutuo aiuto che ti aiuti anche a socializzare, degli impegni obbligatori fuori casa (altrimenti la noia ti fa fare di tutto)... No?

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    1. La dipendenza la sto superando con l'uso dei farmaci. Ieri ho voluto fare di testa mia e i risultati si sono visti.
      Quanto agli impegni fuori casa, tramite mia madre mi sto informando per un part-time.

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    2. Good girl :) in bocca al lupo!

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  2. In questo blog c'è tanto verde.
    Il colore delle alghe, del rame e delle cose vecchie.

    Ma mi hanno detto che è anche il colore della speranza :)

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