mercoledì 20 settembre 2017

Fear of the water.

14 giorni di dieta e sono riuscita a perdere solo 1,9 kg.
E' da circa una settimana che sono stabile col peso.
Proprio quando mi manca tanto così dal fare il passo decisivo che mi porterà a superare quei dannati due chili, ecco che mi viene in testa di mangiare qualcosa che possa sminchiare tutto.
Non so se dipenda dalla mia paura di dimagrire.
Oggi ho dormito un po' di più, svegliandomi alle dieci meno un quarto, e ho assunto circa 260 calorie di colazione. A pranzo mia madre porta torta salata, un'arancina e melanzane ripiene. Mangio torta salata e melanzane, poi vomito la torta salata. Poi mangio l'arancina. Me la tengo. Poi mi peso, dopo un'ora e mezza. Il peso è salito di un kg. Disperata, tento stupidamente di vomitare nonostante il tempo trascorso. Il peso scende dopo il vomito di 300 grammi. Ma non è sufficiente.
Non trovo la concentrazione per studiare, non mi rilasso. E ho paura dell'acqua. Ho paura di bere dell'acqua anche se ho sete perché se lo faccio il peso sulla bilancia salirà. Per me, quel che dice la bilancia è la cosa più importante.
Sono stanca. Voglio dormire. Non so come cavarmi fuori da questa situazione. Vorrei essere pazza, per non sentire più connessione col presente, per non entrarci a contatto. Per non soffrire.

domenica 17 settembre 2017

L'esito degli esami del sangue.

In sintesi:
1) glicemia bassa (69 mg/dL; non proprio ipoglicemia, secondo alcuni, ma quasi);
2) trigliceridi bassi - che vuol dire fegato quasi partito;
3) insulina 0,8 quando il valore normale va da 6 a 27.
L'ultimo punto vuol dire diabete quasi sicuro, e il tutto significa scompenso metabolico che porta a ingrassare mostruosamente col minimissimo impegno.
Chiaramente non è più un mistero di com'è che in un anno e mezzo ho preso 40 kg pur senza fare tre puntate al McDonald al giorno. Altrettanto chiaramente non potrò più permettermi di bere se non voglio andare incontro a steteosi epatica o a qualcosa di ancora peggio, e se voglio perdere peso. Ho controllato anche il potassio, e stranamente, nonostante ultimamente vomiti qualcosa come due volte al giorno (oggi mi sono abbuffata di porcherie dolciarie e ovviamente ho poi cercato di rimettere; a un certo punto mi sono dovuta fermare per il sapore del sangue e per il gran male all'esofago, che tutt'ora mi dà delle fitte, tralasciando il dolore alle orecchie e all'intero apparato orale) sembra entro i limiti della norma.
Intanto oggi non ho bevuto. Né lo farò domani.
Ma mi sento sola in questa battaglia.

P.S. Domani peserò di più. Chissà di quanto.



Give you what you like?

I can see every tear you've cried
like an ocean in your eyes
All the pain and the scars have left you cold
I can see all the fears you face
through a storm that never goes away
Don’t believe all the lies that you’ve been told

Sono diventata fredda, mi sono sforzata di diventare insensibile, nonostante le remore mi implorassero di fermarmi. Ho pronunciato parole che potevano ferire, al calore ho risposto con una sferzata di gelo, non ho sempre ricambiato la gentilezza con la gentilezza, e ho imparato a trattare la gente con noncuranza.
Menzogne. Ovunque menzogne. Ci sono andate di mezzo le persone buone. Ci sono andata di mezzo io. E quando ho cominciato a salvaguardare il mio amor proprio, rifiutando di vendermi per un po' di compagnia, sono stata lasciata sola
So che ti vergogni di me. So che fuggi la luce quando sei in mia compagnia. Spaventato all'idea che qualcuno ci veda. So che quello che vuoi è allungare le manacce e basta. Ma all'ombra, dove nessuno ci veda. Ma, povero sfigato, io non sono lo svuotascroti di morti di fica senza palle. Piuttosto, voglio stare sola. Piuttosto, mi rassegno ad una vita di lacrime e solitudine. Se per avere l'illusione di un'amicizia devo pagare con il mio corpo. La natura mi ha fatta con dei valori. I miei occhi guardano oltre, e anche se questa strada spazzata dal vento non porta in grembo alberi di frutta ma solo sterpaglie secche dal gelo ho giurato a me stessa che mai più avrei tradito me stessa per una logica di profitto che mi avrebbe solo portata a infamare il mio nome ancor di più.
Manca poco, ormai, sto andando via. E questa volta devo starci. Perché questa vita, qui, non ha niente da offrirmi se non rancore, rimorso, dolore, vergogna, risentimento.

Quanto ci metterai per realizzare che è finalmente finita?
Quanto ci vorrà da quando sarà finita affinché sarà effettivamente finita? Mesi? Anni? Una vita intera basterà, per la mia mente disturbata?
Quando passeranno i segni? Passeranno mai?
Potrò mai andare avanti?


sabato 16 settembre 2017

Un Posto Nel Mondo.

Come quando da bambina mi adagiavo sulla superficie cristallina del mare, facendo "la morta". Galleggiando su un letto di placida tranquillità. Tutta l'angoscia, il dolore, il terrore, la rabbia, il malessere del passato, sembrano un ricordo lontano anni ed anni. Ho trovato questa rinnovata forza in una cosa che si chiama progetto. Il mio progetto è lo studio all'Università. Lo studio per una cosa che fra l'altro amo, le lingue e la letteratura. Che mi porterà ad ottenere anche un posto nel mondo. Il mio cuore è così felice, così pieno di gratitudine. 
Mi nutro di piccoli bocconi di sapere e a poco a poco la mia anima sembra rigenerarsi. La pelle spaccata, arsa e seccata dall'aridità dell'ostinazione ad oltranza alla nullafacenza e della volontà di morte si rilassa e si rinfresca a contatto con questo nuovo balsamo di vita. Che nessuno mi tolga la possibilità di rimettermi in gioco, perché, sa solo Dio, in questi momenti penso che anch'io possa rimettermi in gioco. Mentre i miei occhi scorrono le pagine e le girano, una dopo l'altra, e passo da un argomento all'altro, e rispondo correttamente ai test, e anche la più piccola pepita di cultura sembra arricchirmi come una camera blindata di denaro, mi sembra di non essere più tanto di peso, di non avere dovermi più sentire tanto in colpa per il fatto di non riuscire ad essere utile in alcun modo, o in alternativa ad ammazzarmi. Non sento quasi nemmeno più fame e se la sento la combatto senza sacrificio. Ho realizzato di quanto io non abbia bisogno di quei legami deboli e sterili che mi costruivo ogni giorno per tirare avanti a campare un'altra giornata, da terminare sentendomi triste, in perenne odio con me stessa.
Lasciatemi qui. Così. Finché non avrò ripreso la giusta strada, il mio cammino.
Tutto il resto non ha più la minima importanza.


venerdì 15 settembre 2017

Tired.

Monsters are real, ghosts are real too.
They live inside us, and sometimes, they win.

Sono domande che dovrei rivolgere a un medico piuttosto che venire a scriverle qui, però certe volte mi chiedo di che dca soffra. Non uno dei più comuni, sicuramente.
Ieri sera ho cenato con due morsetti di conto di una cipollina di tavola calda alla carne e con 59 g (tre morsi) di calzone al salame, più mezza porzione di timballo di anelletti al forno. Poi, incurante della gola che mi fa male da almeno due giorni (l'altro ieri ha sanguinato copiosamente), ho rovesciato tutto ciò che ho potuto nella tazza del wc. Sono riuscita a non toccare più niente per tutta la serata.
Succede così: mangio un pasto - a volte ipercalorico, come in questo caso, a volte assolutamente normale -, controllo il peso subito dopo, il peso ovviamente è su, allora scatta la necessità impellente di mettersi il manico dello spazzolino in gola.
Ieri pomeriggio avrei voluto prendere un gelato prima di cena, come fanno milioni di persone normali. Non ci sono riuscita. A tratti, mi rendo conto di quante gioie mi stia togliendo la malattia. Anche l'obesità me ne sta togliendo parecchie. A prescindere dal peso, però, non voglio essere la ragazza acida che bruca un'insalata mentre gli altri mangiano la pizza. Non voglio essere la ragazza imbronciata che non riesce a godersi una cena fuori perché ogni santa volta deve alzarsi per andare in bagno - dimenticandosi anche il gusto del cibo e facendo fare figure di merda a tutti, fra l'altro.
Sono stanca.

martedì 12 settembre 2017

Sta Andando In Pezzi Tutto.

Una conversazione al telefono con una persona che mi diceva che forse non voglio veramente staccarmi da mia madre, guarire. Forse c'è una parte viscida e vigliacca di me che in tutta questa situazione catramosa non se la passa poi tanto male. E' orrendo dirlo o anche solo pensarlo. C'è una parte di me che gode di questa miseria.
Prigioniera della mia mente. Sequestrata dalla mia stessa paranoia. Ho dimenticato com'è essere soli, mentre conosco il sentirsi soli fin troppo bene. Nel frattempo mi tormento per le solite futili questioni. Non credo davvero di avere qualcosa da dire.
Mani gonfie si stringono attorno alle catene dell'inerzia e dell'abitudine. Ma l'ordine potrebbe intaccarsi di un po', i binari inclinarsi di qualche grado: l'e-campus mi ha attivato la piattaforma. Ho appena finito di parlare con la tutor. Stabilire il piano didattico della triennale. Il mio primo esame dovrebbe essere per il 23 ottobre, letteratura spagnola 1. Non ho ancora cominciato, e già il cuore pesa di paura. Già le mani sfregano gli occhi pieni di lacrime di fallimento. Sul serio io mi sento piena di valore, intimamente? Eppure, mi sembra di essere così mediocre. E piccola. E fragile. E senza difese.
Ho smesso di pensare a quello che gli altri possono pensare. Non mi riguarda più.





lunedì 11 settembre 2017

Medicine.



Mi sveglio ogni notte, più volte a notte, mangiata viva dall'ansia e dagli attacchi di panico. Prima di rendermene conto, le benzodiazepine erano entrate in circolo nel mio sangue e mi avevano resa schiava di loro. Tanto che non sarei più riuscita a farne a meno. Sono solo medicine. Fanno bene alla tua mente. E' solo che il tuo cervello non produce determinate sostanze, e tu hai bisogno di integrarle artificialmente. Tutto qua.
Mia sorella - quella alla quale ho augurato di prendere 18 all'esame di psichiatria - sta facendo delle ricerche. Per me. Povera sorella mia, non c'è niente da fare, per me. Quantunque dicano che il disturbo borderline sia il "migliore di tutti" in quanto curabilissimo con la sola psicoterapia, non c'è speranza di guarire. Questa è la mia profonda convinzione. E sono così stanca di lottare...
La vita mi ha indebolita tanto. Vi prego, non voglio odiarvi.
Leggevo un testo sul narcisismo e ho compreso di essere una narcisista anch'io. Dove il sentimento di inferiorità è manifesto, sotto la superficie c'è quello di superiorità, e viceversa. Non vorrei essere così arrogante. Non vorrei credermi piena di valore - quando non ne ho. Vi prego di credere in queste mie parole: ho sempre disprezzato i narcisisti e vorrei tanto non rientrare nella categoria. Ma le stesse convinzioni patologiche che ho - quella di essere al centro di un complotto mondiale - non fanno che avvalorare questa ipotesi. Sono malata. E ho bisogno delle mie medicine. E ne avrò bisogno per tutta la durata della mia vita.
Morirà presto.
Domani avrei dovuto andare a Verona, non andrò. Scappo da un progetto all'altro. E il prossimo progetto si chiama Torino. Fra un mese e mezzo o poco più.
Poi prenderò la laurea e comincerò a lavorare.
E anche se sarò sempre sola, posso ancora raggiungere l'autonomia che tanto desidero.


giovedì 7 settembre 2017

Torbidi inganni.

Devo ancora comprendere bene qual è il mio ruolo in questo turbinoso concatenarsi di cause e conseguenze che i temerari chiamano destino.
Nella mia zona di confort ho vissuto a lungo lontana da quelle cose che un tempo detestavo, tanto che ho perso memoria di tanto odio e la mia mente plagiata dalla pigrizia ha barattato questo nobile sentimento con una mediocre sensazione di malinconia. L'inganno del tempo, della memoria: chissà chi sei, chissà chi eri, chissà cos'hai provato e perché.
Posso dire in tutta franchezza che quel che ho vissuto e quel che mi hanno fatto mi fa ridere. E' tutto qui quello che sapete fare, scimmie? Non avete ancora saggiato le capacità di resistenza di questa cretina qui, che per la cronaca potrebbe starnutire e il suo starnuto avrebbe comunque più significato di ottant'anni della vostra esistenza spesa a fare le cretine e le damned aggressive girls so freak and yet so desperate inside coi post stilosi e le foto sparkling su facebook. Mi fate paura, sì, ma paura a strafottere, non vi voglio vedere, no, ho visto abbastanza dell'orrenda razza della quale vi fate orgogliose portavoci straordinarie. Alcune poi vogliono fare "i medici" (e finiscono a fare gli avvocati, se gli va bene, leggi: mantenute dai mariti), per la serie: io un cane morto non te lo affiderei, e per fortuna che i test delle Università di oggi sono a prova di imbecille, sennò qui sarebbe l'Armageddon.
Cuore nero, torna a pompare veleno.
Polmoni, tornate a respirare monossido di carbonio.
Occhi, tornate a vedere nero.
Questo atomo opaco del male merita nient'altro che l'oblio eterno, una vasca di lava rovente e il tormento delle tenebre fino alla fine dei tempi. Questi miei sensi alterati da una considerevole quantità di caffeina mista a nicotina - stanotte non dormo, xkè sì!!11! - necessitano solo di un pezzo di carne che mi transiti davanti su cui sfogare tutto il buio di questa ira.
Le parole rimangono ferme in gola.
Un interlocutore non c'è. Gli avvelenatori di serpi se ne stanno acquattati nell'ombra, a spiare, ad ascoltare con attenzione. Ma non mi stanno di fronte. Mi hanno rovinato la vita tanto da rendermela impossibile. Così, perché "mi odiano" senza ragione - qualcuno ha fatto loro qualcosa di male? Qualcuno li ha disturbati in qualche modo? Non di certo io!. E sapete qual è la cosa carina? Che alla fine della fiera, quella che si deve vergognare sono io. Io, e non loro.
Ora si aspetta un altro idiota qualunque che venga in questo posto - a casa mia - a commentare sfottendo senza alcuna ragione palesando il proprio analfabetismo funzionale. Tanto, ormai, andiamo in discesa. La vita, caro lettore, che tu sia uno normale o che tu un po' meno, è stata crudele con me. E arrivata a questo punto - un mese e un giorno e spengo 24 candeline - voglio solo sentire l'odore dei crisantemi. Nella mia vita, non ho avuto che gente che mi ha saputa detestare, infamare, diffamare, insultare, rifiutare, abbandonare. Sputare. Umiliare.
Prendersela con me è come sparare sulla croce rossa. Quindi fammi 'sto piacere, 'va a farti un giro piuttosto che escogitare machiavellici piani per rovinarmi. Io non ce la faccio davvero, proprio, più. Ho perso la speranza che le cose possano migliorare. Mi sono rassegnata a vederle peggiorare. Sempre e sempre. Quella che ti chiedo è una cortesia: so bene che il tuo odio ha un suo perché. Che è sacrosanto che tu lo provi. Ma a questo punto, mettiti una fottuta mano sul cuore, perché, porco giuda, ce lo avrai, un dannato cuore, e chiediti: perché sto facendo tutto questo a questa persona?

martedì 5 settembre 2017

Post inutile.

Sono giorni di una fiacchezza aberrante. Non riesco a leggere, e questo era prevedibile: un'attività tanto tranquilla e culturalmente stimolante stride col mio modo di essere irrequieto come unghia affilate contro la lavagna. Non riesco, però, a fare praticamente null'altro; nemmeno ad ascoltare musica. Non posso nemmeno dormire. Riesco solo a mangiare, bere e fumare. Tormentata da un malessere fisico che è simile ad una febbricola. E da uno psicologico che mi toglie la forza e la voglia di fare altro che stendermi a letto e cercare di prendere sonno. Tutto il giorno.
La dieta era cominciata bene - ad oggi ho perso, in sei giorni, 1,2 kg - ma ultimamente anche la mia forza di volontà sta avendo una flessione verso il basso. Basti pensare che sono l'una passata e ho assunto più di 938 calorie fra colazione e pranzo. L'unica cosa che mi può salvare è saltare spuntino e cena, ma so già che se la prima cosa è fattibile al 65%, la seconda è quasi impossibile.
Questo mio bozzolo di ciccia che non oso più chiamare corpo rimarrà tanto orrendo ancora per molto, molto tempo. Forse per anni.
Mi ero messa in testa di perdere 2 kg alla settimana, ma se dovessi rispettare questo piano avrei due giorni di tempo per perderne 0,8, e so già di non potercela fare. Temo, anzi, di prendere di nuovo peso nei prossimi giorni, fino a tornare al punto di partenza. I pronostici puntano a questo, e sono le condizioni che li stabiliscono ed incoraggiano.
Ieri sera ho ingoiato una quantità imprecisata di gocce di Entumin (ipnoinduttore) perché ero rosa dall'ansia e dal nervosismo, tanto che tremavo come una foglia. Il flaconcino in teoria era vuoto, ma mi è venuto in testa di togliere il beccuccio e ho consumato tutto il medicinale che era rimasto. Non so quante gocce fossero, di certo una quantità pericolosa. Una piccola pozzangherina di utilissimo calmante amaro sul fondo del bicchiere, che poi ho miscelato a un po' d'acqua.
Un centinaio di gocce sono già pericolose per la salute, ma se sopravvivi stai due giorni in modalità zombie e dormi come un ghiro. Se oggi pomeriggio mia madre mi rifornirà di medicine, avrò il mio cocktail-scacciapensieri prediletto pronto a soddisfare ogni mia esigenza di morte. Vedete, a dare medicine in mano a una cretina si rischia che la cretina ci lasci le penne. Ma nel mio caso non è una tragedia.
Stamattina mi sono svegliata alle 6,30 dopo la dormitona di ieri e per un attimo è stato come tornare ai tempi del liceo, quando mi svegliavo alle 6 e la casa era silenziosa e immersa nel sonno, e io fumavo quelle stupide sigarette guardando la portafinestra chiusa alla tenue luce di fuori, preparandomi alla carneficina che mi avrebbe resa vittima solo due ore più tardi, allorché mi sarei buttata in pasto a quella quotidiana sensazione di solitudine fra la folla. E' stata una sensazione strana. E triste. Sarà che hanno dato in onda Titanic, che avevano trasmesso anche verso la fine del mio quinto anno di liceo. Qualcosa mi ricorda quei tempi. Come se non fosse del tutto finita - come se mai in fondo finirà, finché ne avrò memoria.

P.S. Ho incontrato una ex compagna di classe domenica alla Lidl. Ha guardato il contenuto del mio carrello, poi distrattamente in alto, ma non mi ha riconosciuta. Sfido io. Quasi 31 kg in più del peso più in alto in assoluto di quattro-cinque anni fa, quando lei mi conosceva. Neanche io, al posto suo, l'avrei fatto.


domenica 3 settembre 2017

Casa.


 
Casa, è dove voglio essere
Prendimi e rigirami
Mi sento confuso, nato con cuore debole
Immagino di dovermi divertire
 
Meno ne parliamo e meglio è
Ce lo inventeremo strada facendo
Piedi per terra, testa per aria
Va tutto bene, so che non c'è niente di male, niente
 
Ho un sacco di tempo
Hai una luce negli occhi
 
E tu sei qui accanto a me
Amo il trascorrere del tempo
Mai per denaro, sempre per amore
Coprimi e dammi la buonanotte, dammi la buonanotte

Casa è dove voglio essere
Ma immagino di esserci già
Torno a casa, lei spiega le sue ali
Immagino che questo debba essere il posto
 
Non riesco a distinguerne uno da un altro
Ti ho trovata io, o tu hai trovato me?
C'è stato un tempo, prima che nascessimo,
se qualcuno chiede, è qui che sarò, è qui che sarò.
 
Scivoliamo e andiamo alla deriva
Canta contro la mia bocca
 
E in tutto questo marasma di gente
Il tuo volto è un paesaggio
Sono solo un animale che cerca una casa e
di condividere uno spazio per un minuto o due
 
E amami finché il mio cuore non si ferma,
amami finché muoio,
Gli occhi si illuminano
ti osservano
Copri gli spazi bianchi
Dammi una botta in testa.
 
 

venerdì 1 settembre 2017

Time, have mercy - The promise

Vedo...
... questo divano logoro e strappato, questi muri scrostati, questo vetro graffiato.
Sei stato qui. Sei sempre stato qui.
Sei nei lamenti di ogni giorno, nei capelli bianchi, nelle rughe che le solcano il volto.
Un giorno te la porterai via. E io piangerò tanto, tanto. E soffrirò come un animaletto sotto la pioggia, raggrinzito dal freddo. E non ci sarà "casa" per me da nessuna parte, perché lei è casa mia.
E tu me la toglierai.
Mi toglierai lei e con lei tutto quello che ho.

Ho questa foto in testa che vorrei salvare sul pc e poi stampare.
Per tenerla nascosta nel portafoglio e guardarla di tanto in tanto.
Ma l'ardire di fare una cosa così sfrontata, non ce l'ho. Non ho abbastanza faccia tosta di fronte a me stessa. Quella me stessa che mi giudica.
Avrei voluto C. Solo questo.
Ma sono contenta di non averlo conosciuto.
Se l'avessi conosciuto, forse non sarebbe stato perfetto. Forse io non sarei stata perfetta. E adesso mi ritroverei con un cuore morto fra le mani. Invece - vedi? - batte ancora. Dategli solo un po' di musica in pasto, e tornerà a pulsare a ritmo col nulla. Dategli una scarica di adrenalina e si sentirà di nuovo in grado di scavalcare le nuvole.

Voglio morire.
Voglio morire.