giovedì 28 settembre 2017

Two Years Ago.

La verità è che finché c'è un conflitto, c'è vita. Finché c'è tensione, ci si salva dalla depressione. Io, invece, sto morendo nelle mani dell'apatia, della monotonia.
Rileggevo il blog che tenevo nel 2015, qui su Blogger. La mia vita era piena fino a solo un paio di anni fa. Ero sempre desolantemente disperata. Ma c'era del movimento interno. La marea che va su e giù, giù e su. Una vita al galoppo, in continuo rinnovamento. Mi azzuffavo con me stessa e col mondo circostante. Tormentata per quei 35 kg di pura anoressia che bramavo con tutto il cuore - e che non avrei raggiunto mai. Ossessionata al punto da non potermi permettere un gelato se non al costo di un fiume di lacrime, digiuni e lassativi su lassativi. Ero fottuta. Ma ero bella così, mentre sfiorivo. Avrei voluto prendere quella me stessa impaurita e piangente del passato per le spalle e stringerla forte fra le braccia. Esserle amica. Dirle che sarebbe andato tutto bene. Perché nessuno, in quel momento, lo faceva. Anzi.
Troppo menefreghismo, troppo pressapochismo, nel trattare i miei sentimenti. E' sempre stato così. Quella Valentina di 53 kg che vomitava e digiunava per un gelato artigianale si meritava molto più amore. Si meritava un uomo vero al suo fianco, e non D. che minacciava di lasciarla come ha sempre fatto da vero vigliacco ogni volta che lei stava male. Non si meritava insulti, abbandoni, esclusioni e prese per il culo. Il suo cuore era una pietra preziosa nelle mani di rozzi bifolchi che se lo passavano di mano in mano senza cura e senza delicatezza, scagliandolo a destra e manca per farsi quattro risate.
Avrei voluto prendere per mano quella ragazza triste e pregarla di volersi bene. Che il peso non è che un numero, che non ha importanza, e chi la pensa diversamente non ha capito niente. Che un giorno, ne sono certa, qualcuno la troverà e saprà volerle bene. Perché in questo mondo così pieno di gente, non credo che non esista nessuno che possa prendersi cura di lei.

P.S. Fra qualche ora comincia la nuova giornata, e complici due giorni passati fuori città sono ingrassata. Spero di mantenermi il più a lungo possibile a stomaco vuoto.

martedì 26 settembre 2017

Bloccata in una vita che non sento più.

La mia vita è scaduta, ha il sapore di uno yogurt rancido. Lo sento sciogliersi sulla lingua e inacidirsi giorno dopo giorno.
Mi viene a noia tutto quanto. Ho perso la voglia di fare tutto. Ho perso l'entusiasmo dello svegliarmi la mattina. Ogni giorno è identico al precedente. Invecchiare non aggiunge nulla: la gente muore, si ammala, il corpo si fa pieno di rughe, si indebolisce, e ci si ritrova soli in balia di un mondo che altro non può portare che solitudine.
La mia vita non ha più ragione di continuare. Io non ho più né motivo né scopo. Me ne sto qui ad ammazzare il tempo in questa esistenza che per me è una condanna mentre il tempo mi schiaccia, e mi rompe le ossa. Lo sento srotolarsi davanti a me, me lo sento passare fra le dita, e ho solo una vaga concezione del fatto che non ho più né passato, né presente, né futuro. Il passato è troppo lontano e insignificante per essere rievocato e rimpianto; il presente è vuoto e insipido; il futuro è la promessa di un eterno patimento.
Questa morte anticipata è di gran lunga peggiore di qualunque dolore io possa aver provato in vita. Mi sento inutile. Provo una profonda noia di esistere. Non so cosa ci faccio qui. Ma non ho sufficiente energia neppure per bramare la morte.
Sono buttata in questa vita come un fottuto pesce in una casseruola. Nel nulla. Ad attendere il nulla. Prima, quantomeno c'erano delle  tappe; quantomeno, c'era qualcosa da attendere. Ora mi sento sul cominciare di un passaggio desertico. Ho perso tutto quanto. Sono senza più vita, senza più emozione. Triste? Depressa? Non sento più niente. Non mi aspetto più niente. Di questo mio corpo, di questa mia persona, di questa mia vita, si è persa memoria, non sono più nulla, non esisto più.
Ogni attività che mi sforzo di mandare avanti mi risulta uno sterile ammazzare il tempo prima di invecchiare e morire. Eppure, come scritto su, non sento ancora di desiderare la morte.
Bloccata. Cementificata. Non c'è niente che possa riportarmi in vita. Niente più mi desta interesse. Niente più mi emoziona. Niente mi riporterà nel mio cammino. Gli anni passano, io invecchio, mia madre invecchia, non ho un lavoro, non so come farò ad affrontare la vita. Sto perdendo tempo prezioso, e non so come mi preparerò dinanzi alle prove cui mi sottoporrà la vita.

giovedì 21 settembre 2017

Dimenticanza.

La disperazione che mi attanaglia le viscere storce il mio muso in una smorfia di doloroso dispiacere. Ho fatto uno di quei sogni che ti lasciano angosciato. Con l'amaro in bocca. Poco importa, era solo un sogno. Ma io sono ugualmente sola, ugualmente disperata, ugualmente impantanata in questa situazione terribile e nera, terrorizzata all'idea di non farcela ad affrontare il Domani. Mi metto davanti gli appunti. Provo a ripetere. Non riesco, è inutile, non ce la faccio. Le nozioni scivolano via dal mio cervello ottuso una volta che le ho lette. E' come se non le leggessi affatto. Sono da buttare via. Devo avere qualche malattia neurologica o qualcosa del genere. Sennò non avrei tutti questi vuoti di memoria. Oggi non ricordavo quanto fa venticinque più tre. Sto dimenticando persino come mi chiamo. Sto. dimenticando. tutto. Mi ricorda il passo di Cent'anni di solitudine, quando a Macondo gli abitanti si erano ammalati della malattia della dimenticanza e José Arcadio Buendìa appendeva bigliettini ovunque come promemoria, finché non arrivò a scrivere: Dio esiste. Sarà il caso di fare un elettroencefalogramma? C'è qualcosa che non va. Non posso andare avanti così. Non è normale. No, decisamente non è normale. Non è pigrizia. Questa stanchezza mentale perenne non è pigrizia. Io vorrei fare le cose. E' che non ci riesco più. Sono vecchia dentro, morta dentro. Ogni cosa mi costa sforzo. Vorrei solo dormire, dormire tutto il giorno. Perché solo quello riesco a fare. Solo quello non mi causa problemi. Di certo non sono in condizioni di studiare. Non con questo cervello marcio che mi ritrovo in testa.


sabato 16 settembre 2017

Un Posto Nel Mondo.

Come quando da bambina mi adagiavo sulla superficie cristallina del mare, facendo "la morta". Galleggiando su un letto di placida tranquillità. Tutta l'angoscia, il dolore, il terrore, la rabbia, il malessere del passato, sembrano un ricordo lontano anni ed anni. Ho trovato questa rinnovata forza in una cosa che si chiama progetto. Il mio progetto è lo studio all'Università. Lo studio per una cosa che fra l'altro amo, le lingue e la letteratura. Che mi porterà ad ottenere anche un posto nel mondo. Il mio cuore è così felice, così pieno di gratitudine. 
Mi nutro di piccoli bocconi di sapere e a poco a poco la mia anima sembra rigenerarsi. La pelle spaccata, arsa e seccata dall'aridità dell'ostinazione ad oltranza alla nullafacenza e della volontà di morte si rilassa e si rinfresca a contatto con questo nuovo balsamo di vita. Che nessuno mi tolga la possibilità di rimettermi in gioco, perché, sa solo Dio, in questi momenti penso che anch'io possa rimettermi in gioco. Mentre i miei occhi scorrono le pagine e le girano, una dopo l'altra, e passo da un argomento all'altro, e rispondo correttamente ai test, e anche la più piccola pepita di cultura sembra arricchirmi come una camera blindata di denaro, mi sembra di non essere più tanto di peso, di non avere dovermi più sentire tanto in colpa per il fatto di non riuscire ad essere utile in alcun modo, o in alternativa ad ammazzarmi. Non sento quasi nemmeno più fame e se la sento la combatto senza sacrificio. Ho realizzato di quanto io non abbia bisogno di quei legami deboli e sterili che mi costruivo ogni giorno per tirare avanti a campare un'altra giornata, da terminare sentendomi triste, in perenne odio con me stessa.
Lasciatemi qui. Così. Finché non avrò ripreso la giusta strada, il mio cammino.
Tutto il resto non ha più la minima importanza.


venerdì 15 settembre 2017

Tired.

Monsters are real, ghosts are real too.
They live inside us, and sometimes, they win.

Sono domande che dovrei rivolgere a un medico piuttosto che venire a scriverle qui, però certe volte mi chiedo di che dca soffra. Non uno dei più comuni, sicuramente.
Ieri sera ho cenato con due morsetti di conto di una cipollina di tavola calda alla carne e con 59 g (tre morsi) di calzone al salame, più mezza porzione di timballo di anelletti al forno. Poi, incurante della gola che mi fa male da almeno due giorni (l'altro ieri ha sanguinato copiosamente), ho rovesciato tutto ciò che ho potuto nella tazza del wc. Sono riuscita a non toccare più niente per tutta la serata.
Succede così: mangio un pasto - a volte ipercalorico, come in questo caso, a volte assolutamente normale -, controllo il peso subito dopo, il peso ovviamente è su, allora scatta la necessità impellente di mettersi il manico dello spazzolino in gola.
Ieri pomeriggio avrei voluto prendere un gelato prima di cena, come fanno milioni di persone normali. Non ci sono riuscita. A tratti, mi rendo conto di quante gioie mi stia togliendo la malattia. Anche l'obesità me ne sta togliendo parecchie. A prescindere dal peso, però, non voglio essere la ragazza acida che bruca un'insalata mentre gli altri mangiano la pizza. Non voglio essere la ragazza imbronciata che non riesce a godersi una cena fuori perché ogni santa volta deve alzarsi per andare in bagno - dimenticandosi anche il gusto del cibo e facendo fare figure di merda a tutti, fra l'altro.
Sono stanca.

martedì 12 settembre 2017

Sta Andando In Pezzi Tutto.

Una conversazione al telefono con una persona che mi diceva che forse non voglio veramente staccarmi da mia madre, guarire. Forse c'è una parte viscida e vigliacca di me che in tutta questa situazione catramosa non se la passa poi tanto male. E' orrendo dirlo o anche solo pensarlo. C'è una parte di me che gode di questa miseria.
Prigioniera della mia mente. Sequestrata dalla mia stessa paranoia. Ho dimenticato com'è essere soli, mentre conosco il sentirsi soli fin troppo bene. Nel frattempo mi tormento per le solite futili questioni. Non credo davvero di avere qualcosa da dire.
Mani gonfie si stringono attorno alle catene dell'inerzia e dell'abitudine. Ma l'ordine potrebbe intaccarsi di un po', i binari inclinarsi di qualche grado: l'e-campus mi ha attivato la piattaforma. Ho appena finito di parlare con la tutor. Stabilire il piano didattico della triennale. Il mio primo esame dovrebbe essere per il 23 ottobre, letteratura spagnola 1. Non ho ancora cominciato, e già il cuore pesa di paura. Già le mani sfregano gli occhi pieni di lacrime di fallimento. Sul serio io mi sento piena di valore, intimamente? Eppure, mi sembra di essere così mediocre. E piccola. E fragile. E senza difese.
Ho smesso di pensare a quello che gli altri possono pensare. Non mi riguarda più.





lunedì 11 settembre 2017

Medicine.



Mi sveglio ogni notte, più volte a notte, mangiata viva dall'ansia e dagli attacchi di panico. Prima di rendermene conto, le benzodiazepine erano entrate in circolo nel mio sangue e mi avevano resa schiava di loro. Tanto che non sarei più riuscita a farne a meno. Sono solo medicine. Fanno bene alla tua mente. E' solo che il tuo cervello non produce determinate sostanze, e tu hai bisogno di integrarle artificialmente. Tutto qua.
Mia sorella - quella alla quale ho augurato di prendere 18 all'esame di psichiatria - sta facendo delle ricerche. Per me. Povera sorella mia, non c'è niente da fare, per me. Quantunque dicano che il disturbo borderline sia il "migliore di tutti" in quanto curabilissimo con la sola psicoterapia, non c'è speranza di guarire. Questa è la mia profonda convinzione. E sono così stanca di lottare...
La vita mi ha indebolita tanto. Vi prego, non voglio odiarvi.
Leggevo un testo sul narcisismo e ho compreso di essere una narcisista anch'io. Dove il sentimento di inferiorità è manifesto, sotto la superficie c'è quello di superiorità, e viceversa. Non vorrei essere così arrogante. Non vorrei credermi piena di valore - quando non ne ho. Vi prego di credere in queste mie parole: ho sempre disprezzato i narcisisti e vorrei tanto non rientrare nella categoria. Ma le stesse convinzioni patologiche che ho - quella di essere al centro di un complotto mondiale - non fanno che avvalorare questa ipotesi. Sono malata. E ho bisogno delle mie medicine. E ne avrò bisogno per tutta la durata della mia vita.
Morirà presto.
Domani avrei dovuto andare a Verona, non andrò. Scappo da un progetto all'altro. E il prossimo progetto si chiama Torino. Fra un mese e mezzo o poco più.
Poi prenderò la laurea e comincerò a lavorare.
E anche se sarò sempre sola, posso ancora raggiungere l'autonomia che tanto desidero.


martedì 5 settembre 2017

Post inutile.

Sono giorni di una fiacchezza aberrante. Non riesco a leggere, e questo era prevedibile: un'attività tanto tranquilla e culturalmente stimolante stride col mio modo di essere irrequieto come unghia affilate contro la lavagna. Non riesco, però, a fare praticamente null'altro; nemmeno ad ascoltare musica. Non posso nemmeno dormire. Riesco solo a mangiare, bere e fumare. Tormentata da un malessere fisico che è simile ad una febbricola. E da uno psicologico che mi toglie la forza e la voglia di fare altro che stendermi a letto e cercare di prendere sonno. Tutto il giorno.
La dieta era cominciata bene - ad oggi ho perso, in sei giorni, 1,2 kg - ma ultimamente anche la mia forza di volontà sta avendo una flessione verso il basso. Basti pensare che sono l'una passata e ho assunto più di 938 calorie fra colazione e pranzo. L'unica cosa che mi può salvare è saltare spuntino e cena, ma so già che se la prima cosa è fattibile al 65%, la seconda è quasi impossibile.
Questo mio bozzolo di ciccia che non oso più chiamare corpo rimarrà tanto orrendo ancora per molto, molto tempo. Forse per anni.
Mi ero messa in testa di perdere 2 kg alla settimana, ma se dovessi rispettare questo piano avrei due giorni di tempo per perderne 0,8, e so già di non potercela fare. Temo, anzi, di prendere di nuovo peso nei prossimi giorni, fino a tornare al punto di partenza. I pronostici puntano a questo, e sono le condizioni che li stabiliscono ed incoraggiano.
Ieri sera ho ingoiato una quantità imprecisata di gocce di Entumin (ipnoinduttore) perché ero rosa dall'ansia e dal nervosismo, tanto che tremavo come una foglia. Il flaconcino in teoria era vuoto, ma mi è venuto in testa di togliere il beccuccio e ho consumato tutto il medicinale che era rimasto. Non so quante gocce fossero, di certo una quantità pericolosa. Una piccola pozzangherina di utilissimo calmante amaro sul fondo del bicchiere, che poi ho miscelato a un po' d'acqua.
Un centinaio di gocce sono già pericolose per la salute, ma se sopravvivi stai due giorni in modalità zombie e dormi come un ghiro. Se oggi pomeriggio mia madre mi rifornirà di medicine, avrò il mio cocktail-scacciapensieri prediletto pronto a soddisfare ogni mia esigenza di morte. Vedete, a dare medicine in mano a una cretina si rischia che la cretina ci lasci le penne. Ma nel mio caso non è una tragedia.
Stamattina mi sono svegliata alle 6,30 dopo la dormitona di ieri e per un attimo è stato come tornare ai tempi del liceo, quando mi svegliavo alle 6 e la casa era silenziosa e immersa nel sonno, e io fumavo quelle stupide sigarette guardando la portafinestra chiusa alla tenue luce di fuori, preparandomi alla carneficina che mi avrebbe resa vittima solo due ore più tardi, allorché mi sarei buttata in pasto a quella quotidiana sensazione di solitudine fra la folla. E' stata una sensazione strana. E triste. Sarà che hanno dato in onda Titanic, che avevano trasmesso anche verso la fine del mio quinto anno di liceo. Qualcosa mi ricorda quei tempi. Come se non fosse del tutto finita - come se mai in fondo finirà, finché ne avrò memoria.

P.S. Ho incontrato una ex compagna di classe domenica alla Lidl. Ha guardato il contenuto del mio carrello, poi distrattamente in alto, ma non mi ha riconosciuta. Sfido io. Quasi 31 kg in più del peso più in alto in assoluto di quattro-cinque anni fa, quando lei mi conosceva. Neanche io, al posto suo, l'avrei fatto.


domenica 3 settembre 2017

Casa.


 
Casa, è dove voglio essere
Prendimi e rigirami
Mi sento confuso, nato con cuore debole
Immagino di dovermi divertire
 
Meno ne parliamo e meglio è
Ce lo inventeremo strada facendo
Piedi per terra, testa per aria
Va tutto bene, so che non c'è niente di male, niente
 
Ho un sacco di tempo
Hai una luce negli occhi
 
E tu sei qui accanto a me
Amo il trascorrere del tempo
Mai per denaro, sempre per amore
Coprimi e dammi la buonanotte, dammi la buonanotte

Casa è dove voglio essere
Ma immagino di esserci già
Torno a casa, lei spiega le sue ali
Immagino che questo debba essere il posto
 
Non riesco a distinguerne uno da un altro
Ti ho trovata io, o tu hai trovato me?
C'è stato un tempo, prima che nascessimo,
se qualcuno chiede, è qui che sarò, è qui che sarò.
 
Scivoliamo e andiamo alla deriva
Canta contro la mia bocca
 
E in tutto questo marasma di gente
Il tuo volto è un paesaggio
Sono solo un animale che cerca una casa e
di condividere uno spazio per un minuto o due
 
E amami finché il mio cuore non si ferma,
amami finché muoio,
Gli occhi si illuminano
ti osservano
Copri gli spazi bianchi
Dammi una botta in testa.
 
 

venerdì 1 settembre 2017

Time, have mercy - The promise

Vedo...
... questo divano logoro e strappato, questi muri scrostati, questo vetro graffiato.
Sei stato qui. Sei sempre stato qui.
Sei nei lamenti di ogni giorno, nei capelli bianchi, nelle rughe che le solcano il volto.
Un giorno te la porterai via. E io piangerò tanto, tanto. E soffrirò come un animaletto sotto la pioggia, raggrinzito dal freddo. E non ci sarà "casa" per me da nessuna parte, perché lei è casa mia.
E tu me la toglierai.
Mi toglierai lei e con lei tutto quello che ho.

Ho questa foto in testa che vorrei salvare sul pc e poi stampare.
Per tenerla nascosta nel portafoglio e guardarla di tanto in tanto.
Ma l'ardire di fare una cosa così sfrontata, non ce l'ho. Non ho abbastanza faccia tosta di fronte a me stessa. Quella me stessa che mi giudica.
Avrei voluto C. Solo questo.
Ma sono contenta di non averlo conosciuto.
Se l'avessi conosciuto, forse non sarebbe stato perfetto. Forse io non sarei stata perfetta. E adesso mi ritroverei con un cuore morto fra le mani. Invece - vedi? - batte ancora. Dategli solo un po' di musica in pasto, e tornerà a pulsare a ritmo col nulla. Dategli una scarica di adrenalina e si sentirà di nuovo in grado di scavalcare le nuvole.

Voglio morire.
Voglio morire.