lunedì 11 settembre 2017

Medicine.



Mi sveglio ogni notte, più volte a notte, mangiata viva dall'ansia e dagli attacchi di panico. Prima di rendermene conto, le benzodiazepine erano entrate in circolo nel mio sangue e mi avevano resa schiava di loro. Tanto che non sarei più riuscita a farne a meno. Sono solo medicine. Fanno bene alla tua mente. E' solo che il tuo cervello non produce determinate sostanze, e tu hai bisogno di integrarle artificialmente. Tutto qua.
Mia sorella - quella alla quale ho augurato di prendere 18 all'esame di psichiatria - sta facendo delle ricerche. Per me. Povera sorella mia, non c'è niente da fare, per me. Quantunque dicano che il disturbo borderline sia il "migliore di tutti" in quanto curabilissimo con la sola psicoterapia, non c'è speranza di guarire. Questa è la mia profonda convinzione. E sono così stanca di lottare...
La vita mi ha indebolita tanto. Vi prego, non voglio odiarvi.
Leggevo un testo sul narcisismo e ho compreso di essere una narcisista anch'io. Dove il sentimento di inferiorità è manifesto, sotto la superficie c'è quello di superiorità, e viceversa. Non vorrei essere così arrogante. Non vorrei credermi piena di valore - quando non ne ho. Vi prego di credere in queste mie parole: ho sempre disprezzato i narcisisti e vorrei tanto non rientrare nella categoria. Ma le stesse convinzioni patologiche che ho - quella di essere al centro di un complotto mondiale - non fanno che avvalorare questa ipotesi. Sono malata. E ho bisogno delle mie medicine. E ne avrò bisogno per tutta la durata della mia vita.
Morirà presto.
Domani avrei dovuto andare a Verona, non andrò. Scappo da un progetto all'altro. E il prossimo progetto si chiama Torino. Fra un mese e mezzo o poco più.
Poi prenderò la laurea e comincerò a lavorare.
E anche se sarò sempre sola, posso ancora raggiungere l'autonomia che tanto desidero.


7 commenti:

  1. è un peccato per Verona..
    credo che la tua vera malattia sia la paura..
    non rischi..non ti butti...
    rimugini solo e..rosichi.
    non voglio giudicarti non mi permetto..
    però è un peccato che TI sprechi..
    io non sto meglio di te eh!

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  2. Ciao!
    Beata te che ti laurei. Io ho provato l'università per ben 4 anni di fila, fallendo miseramente, ritirandomi dagli esami, non riuscendo a fronteggiarne nemmeno uno, nemmeno i più semplici.
    Io scappo, divorata dall'ansia.
    Non sono una psichiatra o una psicologa, non so se il disturbo borderline sia curabilissimo oppure no, so solo che il mio non lo è, perché io sono fatta così: sono neurodiversa, autistica, Asperger o come vuoi chiamarmi.
    E la vita me lo sbatte in faccia ogni volta.
    Sai, è come stare in mezzo ad un palcoscenico e non sapere nemmeno improvvisare, perché non hai gli strumenti per farlo. Non li hai mai avuti.
    Con questo voglio dirti che, se vuoi la tua autonomia, prenditela. Anzi, pretendila!
    Fregatene di tua sorella, fregatene di tutto e di tutti e buttati: male che va, fallisci. Ma nessuno potrà impedirti di riprovarci. Nemmeno te stessa.

    Ti abbraccio forte,
    Alice

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    1. Non lo avrei mai detto, che hai fallito così tanto nella tua vita.
      Non metterti in bocca parole tanto terribili senza conoscerne il significato, però. Asperger, addirittura. Hai idea di cosa voglia dire essere Asperger? Autistica?? Tu saresti autistica? E' risaputo che gli autistici tengono blog e hanno i fidanzati, infatti.
      Se hai letto il post, mia sorella sta solo cercando di aiutarmi. Quindi quel "fregatene" proprio... E sì, fallisco, e ci riprovo. Perché la vita è questa per tutti. In fondo lo sai anche tu.

      Un abbraccione.

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  3. Non era Varese? L'uni mette a dura prova i nervi (te lo dice una che si sente sul punto di essere travolta da un camion ogni volta che pensa di ricominciare la magistrale). Tu hai disturbi psicologici, dipendenze, e problemi col relazionarti con gli altri. Ti gioverebbe cercare di risolvere (o di migliorare) almeno un paio di questi ambiti prima di imbarcarti in un'impresa così stressante.

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    1. Dimmelo tu come devo fare. Non posso fare altro che affidarmi a una ct. Ed è quello che sto cercando di fare. Ma alla resa dei conti mi prende la paura.

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    2. Ct sta per comunità terapeutica? Sembra anche a me l'idea migliore. Lì saresti in un ambiente protetto, seguita a 360 gradi. È molto coraggioso già indagare e fissare appuntamenti. Ma devi andare fino in fondo!

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  4. Uscendo dal guscio, andando in giro, incontrare gente senza avere pregiudizzi... aumenta la possibilità di trovare quella mano che ti può accompagnare, che ti può essere di aiuto.
    La semplicità spesso è risolutiva.

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